Incontro
delle chiese di Marsala per
riflettere insieme sul tema
"Il perdono"
23
Febbraio 2011
Riflessione di
Pina Giacalone Teresi
"Il perdono"
Il perdono è il
dono di Dio per l’umanità.
Noi credenti siamo
chiamati a riconoscerlo e a comprenderne
la grandezza e la vastità.
Perdono è sinonimo
di grazia. Il perdono viene elargito da
Dio attraverso la nostra fede in
Gesù Cristo, suo figliolo, che è la nostra giustificazione(Galati 2,12).
In Efesini cap. 2
dal verso 4 fino al 6, così leggiamo:
« Ma Dio che è
ricco in misericordia, per il grande
amore con cui ci ha amati, anche
quando eravamo morti nei peccati, ci ha
vivificati con Cristo ». Ed il verso
8 dello stesso capitolo così continua: «
Infatti è per grazia che siete stati
salvati, mediante la fede; e ciò non
viene da voi; è il dono di Dio
».
Un meraviglioso
dono il perdono che diviene il ponte
della riconciliazione tra l’umanità
peccatrice, aliena, divisa, lontana
dalla presenza di Dio e l’Iddio stesso.
Il peccato
"originale" aveva spezzato quella
meravigliosa relazione che Dio aveva con
le sue creature, Adamo ed Eva. Dio
passeggiava nel giardino di Eden nel far
della sera (Genesi 3,8) e con loro
dialogava.
La disubbidienza
spezza questa relazione per cui, da
allora in avanti, per punizione divina,
l’uomo e la donna sono costretti a
vivere una vita di stenti e di sacrifici
senza poter più godere dei benefici
divini, lontani dalla presenza di Dio.
Questo stato di
cose, naturalmente, dispiace a Dio che
cerca di riallacciare i rapporti con
l’uomo, la sua creatura, che egli stesso
aveva formato dalla polvere della terra,
scegliendosi un popolo fra i tanti, a
cui dà per primo la possibilità della
riconciliazione. Viene così stabilito il
primo patto, la prima alleanza tra Dio e
il popolo ebreo che si esplica sul monte
Sinai, dove Mosè si trova finalmente
alla presenza di Dio e riceve
direttamente da lui le tavole della
legge, con una serie di precetti e
regolamenti necessari affinché il popolo
potesse accedere alla grazia
provvidenziale di Dio e ricevere il
perdono della loro trasgressione. I
mediatori di questo patto sono i
sacerdoti della discendenza di Levi che
offrono in sacrificio becchi e
giovenchi, il cui sangue sparso
sull’altare è atto a cancellare
l’iniquità e il peccato del sacerdote
prima e del popolo poi.
« Ma, quando,
così è scritto in Galati 4 ai versi 4 e
5, giunse la pienezza del tempo, Dio
mandò suo Figlio, nato da donna, nato
sotto la legge, per riscattare quelli
che erano sotto la legge, affinché noi
ricevessimo l’adozione ». E in Ebrei
al capitolo 9 leggiamo: « Così,
venuto Cristo,sommo sacerdote
dei beni futuri, secondo l’ordine di
Melchisedec » (Ebrei 9,11); «
egli offre se stesso, puro da ogni
colpa, a Dio, quale sacrificio per il
peccato, affinché potessimo essere
riconciliati a Dio » (Ebrei 9,14).
Giovanni Battista, riferendosi a Gesù,
esclama: « Ecco l’Agnello di Dio,
ecco colui che toglie il peccato dal
mondo » (Giovanni 1,29).
Così, Gesù il
Cristo, è egli stesso, nello stesso
tempo sacerdote ed offerta del nuovo
patto, della nuova Alleanza con Dio.
Gesù Cristo uomo è il mediatore della
nuova alleanza: « Infatti c'è un solo
Dio e anche un solo mediatore fra Dio e
gli uomini, Cristo Gesù uomo » (1
Timoteo 2,5).
La volontà di
riconciliazione di Dio con l’uomo si
esplica dunque in Gesù Cristo.
Ebrei cap. 10 dal
verso 9 a 10:
« Ecco, vengo
tosto per fare la tua volontà. Così egli
abolisce il primo per stabilire il
secondo. In virtù di questa "volontà"
noi siamo stati santificati, mediante
l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta
una volta per sempre ». E a seguire,
al verso 14 dello stesso capitolo,
troviamo così scritto: « Infatti con
un’unica offerta egli ha reso perfetti
per sempre quelli che sono
santificati ». Lo Spirito Santo, nei
libri profetici, aveva annunziato che il
Signore avrebbe scritto le sue leggi nei
nostri cuori e nelle nostre menti, non
più dunque in tavole di pietra, e che
avrebbe dimenticato per sempre i nostri
peccati e la nostra iniquità (Geremia
31,33-34).
E ancora in
Colossesi al capitolo 1, versetti 13 e
14, possiamo leggere:
« Dio ci ha
liberati dal potere delle tenebre e ci
ha trasportati nel regno del suo amato
figlio. In lui abbiamo la redenzione, il
perdono dei peccati ».
È indispensabile
dunque che noi credenti accettiamo il
dono del perdono che Dio ci ha fatto in
Gesù, morto in croce per l’umanità
intera, poiché è proprio lì, sulla
croce, che egli ha cancellato il
documento, così come si legge al
verso 14 di Colossesi 2, il
documento ostileel’ha
tolto di mezzo inchiodandolo sulla croce
e nel verso precedente dello stesso
capitolo, Colossesi 2,13, possiamo
altresì convalidare questa tesi: «
Voi che eravate morti nei peccati e
nell’incirconcisione della vostra carne,
voi, dico, Dio ha vivificati con lui,
perdonandoci tutti i nostri peccati
» e in 2 Pietro 2,24:
« Egli ha
portato i nostri peccati nel suo corpo,
sul legno della croce, affinché, morti
al peccato, vivessimo per la giustizia e
mediante le sue lividure siete stati
sanati».
Cristo ha
dibattuto tutto sulla croce, e i nostri
peccati e le nostre malattie, e le
nostre sofferenze e le nostre
ingiustizie. Il nostro avvocato ha
sanato il debito di ogni cosa per tutti
noi. Prima di spirare, sul legno di
maledizione, Gesù ebbe a dire: « È
compiuto! »
(Giovanni 19,30).
L’economia della
salvezza ha il suo compimento in questa
frase. Non c’è bisogno di altro per noi,
se non credere ed accettare il perdono
della croce nella nostra vita, poiché
solo così saremo salvati, graziati,
perdonati, santificati, giustificati,
sanati, guariti. E tutto avviene nel
momento in cui noi mettiamo la nostra
fede in azione e prendiamo possesso
della grazia che ci è stata fatta quando
Dio, per amore, ha donato al mondo il
suo unigenito figliolo.
« Oggi, se
udite la sua voce non indurite il vostro
cuore » (Ebrei 3,7). Oggi è il
giorno della grazia, del perdono. Oggi,
nel momento in cui crediamo in Gesù e
diamo testimonianza della nostra fede,
il nostro peccato ci viene rimesso,
cancellato, dimenticato. L’oggi della
confessione di fede è il momento in cui
ci sentiamo perdonati, salvati, guariti,
ma soprattutto amati. Amati
perché è l’Amore di Dio che ci ha
permesso questa meravigliosa
consolazione del perdono, questa
speranza per una vita vissuta
"liberamente" nella libertà della
giustizia che ci è stata elargita da
Gesù.
L’amore di Dio ha
dato l’imput affinché tutto ciò
avvenisse. « Dio ha tanto amato il
mondo, che ha dato il suo unigenito
Figlio, affinché chiunque crede in lui
non perisca, ma abbia vita eterna »
(Giovanni 3,16). Dio ci ha amati per
prima ed ora in lui siamo una nuova
creatura. Ora siamo vivi e nuovi, non
ricuciti, non rattoppati. Siamo rinati
per lo Spirito Santo e siamo allacciati
alla Sorgente dell’Amore. È la stessa
linfa spirituale che scorre nella "Vite"
che scorre in noi e sgorga in noi e da
noi. Se dimoriamo nel suo Amore ed il
suo Amore dimora in noi (Giovanni 15)
abbiamo il giusto "propellente" per
amare Dio, per amare noi stessi, per
amare gli altri e….. perdonare gli
altri. Perdonare i nostri simili, a
volte, ci sembra così difficile,
rimettere loro le loro colpe nei nostri
riguardi ci sembra quasi impossibile.
Eppure non abbiamo bisogno di molto per
perdonare gli altri ed essere
misericordiosi con i nostri simili
perché tutto si svolge in modo naturale.
Il seme che Gesù ci ha donato prima o
poi germoglierà in noi e porterà frutto
e saremo suoi discepoli. Da questo ci
riconosceranno che siamo suoi discepoli:
« Da questo conosceranno tutti che
siete miei discepoli, se avete amore
gli uni per gli altri »
(Giovanni 13,35). « L’amore perdona,
l’amore è paziente, è benevolo, non
invidia, non si vanta, non si gonfia,
non ricorda il male ed in ogni cosa
procaccia il bene e la pace…… ecc. »
(1 Corinti 13,4).
« Quante volte
perdonerò mio fratello? » diceva
Pietro, « se pecca contro di me? Fino
a sette volte? ». E Gesù a lui: «
Non ti dico fino a sette volte, ma fino
a settanta volte sette ».
Ora che tutto è
compiuto, i precetti antichi non sono
più sufficienti. La legalità viene
abolita. È un’altra legge che ha il
sopravvento e che vince. È la legge
dell’amore.
La legge
dell’amore non ha vincoli, né vincola
alcuno ma tutto viene fatto in modo
spontaneo, naturale e volontario. La
legge dell’amore non obbliga l’uomo, ma
lo libera. Non siamo più schiavi di
alcuno, né del peccato, né della legge
(le cui prescrizioni non erano e non
sono sufficienti a salvarci), né delle
tradizioni, né di qualsiasi forma di
ipocrisia che è appena l’ombra della
verità.
La preghiera del
Padre nostro ci insegna a perdonare, a
rimettere agli altri i loro debiti
poiché l’Iddio misericordioso ha rimesso
già i nostri.
Dio ha cancellati
i nostri falli e li ha allontanati da
lui, disperdendoli nel vento e nel
tempo, tanto che non se ne ricorda più.
È necessario che
così facciamo anche noi con i nostri
simili.
Ricordiamo che di
fronte a Dio noi abbiamo ora solo un
debito che è quello di amarci
(Romani 13,8).
Non siamo avari
nell’amore! Non siamo avari nel
perdonare! Dio non lo è stato con noi!
La Sua Grazia e il suo perdono sono
sovrabbondati!