Home   

                           Speciale Conferenza ... Speciale Conferenza... Speciale Conferenza  

IMGP3048

 

Tavola Rotonda

 Incontro delle chiese di Marsala per riflettere insieme sul tema

"Il perdono"

 23 Febbraio 2011  

 

Riflessione di Pina Giacalone Teresi

"Il perdono"

Il perdono è il dono di Dio per l’umanità.

Noi credenti siamo chiamati a riconoscerlo e a comprenderne la grandezza e la vastità.

Perdono è sinonimo di grazia. Il perdono viene elargito da Dio attraverso la nostra fede in Gesù Cristo, suo figliolo, che è la nostra giustificazione (Galati 2,12).

In Efesini cap. 2 dal verso 4 fino al 6, così leggiamo:

« Ma Dio che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo ». Ed il verso 8 dello stesso capitolo così continua: « Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio ».

Un meraviglioso dono il perdono che diviene il ponte della riconciliazione tra l’umanità peccatrice, aliena, divisa, lontana dalla presenza di Dio e l’Iddio stesso.

Il peccato "originale" aveva spezzato quella meravigliosa relazione che Dio aveva con le sue creature, Adamo ed Eva. Dio passeggiava nel giardino di Eden nel far della sera (Genesi 3,8) e con loro dialogava.

La disubbidienza spezza questa relazione per cui, da allora in avanti, per punizione divina, l’uomo e la donna sono costretti a vivere una vita di stenti e di sacrifici senza poter più godere dei benefici divini, lontani dalla presenza di Dio.

Questo stato di cose, naturalmente, dispiace a Dio che cerca di riallacciare i rapporti con l’uomo, la sua creatura, che egli stesso aveva formato dalla polvere della terra, scegliendosi un popolo fra i tanti, a cui dà per primo la possibilità della riconciliazione. Viene così stabilito il primo patto, la prima alleanza tra Dio e il popolo ebreo che si esplica sul monte Sinai, dove Mosè si trova finalmente alla presenza di Dio e riceve direttamente da lui le tavole della legge, con una serie di precetti e regolamenti necessari affinché il popolo potesse accedere alla grazia provvidenziale di Dio e ricevere il perdono della loro trasgressione. I mediatori di questo patto sono i sacerdoti della discendenza di Levi che offrono in sacrificio becchi e giovenchi, il cui sangue sparso sull’altare è atto a cancellare l’iniquità e il peccato del sacerdote prima e del popolo poi.

« Ma, quando, così è scritto in Galati 4 ai versi 4 e 5, giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione ». E in Ebrei al capitolo 9 leggiamo: « Così, venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, secondo l’ordine di Melchisedec » (Ebrei 9,11); « egli offre se stesso, puro da ogni colpa, a Dio, quale sacrificio per il peccato, affinché potessimo essere riconciliati a Dio » (Ebrei 9,14). Giovanni Battista, riferendosi a Gesù, esclama: « Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo » (Giovanni 1,29).

Così, Gesù il Cristo, è egli stesso, nello stesso tempo sacerdote ed offerta del nuovo patto, della nuova Alleanza con Dio. Gesù Cristo uomo è il mediatore della nuova alleanza: « Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo » (1 Timoteo 2,5).

La volontà di riconciliazione di Dio con l’uomo si esplica dunque in Gesù Cristo.

Ebrei cap. 10 dal verso 9 a 10:

« Ecco, vengo tosto per fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa "volontà" noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre ». E a seguire, al verso 14 dello stesso capitolo, troviamo così scritto: « Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati ». Lo Spirito Santo, nei libri profetici, aveva annunziato che il Signore avrebbe scritto le sue leggi nei nostri cuori e nelle nostre menti, non più dunque in tavole di pietra, e che avrebbe dimenticato per sempre i nostri peccati e la nostra iniquità (Geremia 31,33-34).

E ancora in Colossesi al capitolo 1, versetti 13 e 14, possiamo leggere:

« Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato figlio. In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati ».

È indispensabile dunque che noi credenti accettiamo il dono del perdono che Dio ci ha fatto in Gesù, morto in croce per l’umanità intera, poiché è proprio lì, sulla croce, che egli ha cancellato il documento, così come si legge al verso 14 di Colossesi 2, il documento ostile e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo sulla croce e nel verso precedente dello stesso capitolo, Colossesi 2,13, possiamo altresì convalidare questa tesi: « Voi che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati » e in 2 Pietro 2,24:

« Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia e mediante le sue lividure siete stati sanati ».

Cristo ha dibattuto tutto sulla croce, e i nostri peccati e le nostre malattie, e le nostre sofferenze e le nostre ingiustizie. Il nostro avvocato ha sanato il debito di ogni cosa per tutti noi. Prima di spirare, sul legno di maledizione, Gesù ebbe a dire: « È compiuto! » (Giovanni 19,30).

L’economia della salvezza ha il suo compimento in questa frase. Non c’è bisogno di altro per noi, se non credere ed accettare il perdono della croce nella nostra vita, poiché solo così saremo salvati, graziati, perdonati, santificati, giustificati, sanati, guariti. E tutto avviene nel momento in cui noi mettiamo la nostra fede in azione e prendiamo possesso della grazia che ci è stata fatta quando Dio, per amore, ha donato al mondo il suo unigenito figliolo.

« Oggi, se udite la sua voce non indurite il vostro cuore » (Ebrei 3,7). Oggi è il giorno della grazia, del perdono. Oggi, nel momento in cui crediamo in Gesù e diamo testimonianza della nostra fede, il nostro peccato ci viene rimesso, cancellato, dimenticato. L’oggi della confessione di fede è il momento in cui ci sentiamo perdonati, salvati, guariti, ma soprattutto amati. Amati perché è l’Amore di Dio che ci ha permesso questa meravigliosa consolazione del perdono, questa speranza per una vita vissuta "liberamente" nella libertà della giustizia che ci è stata elargita da Gesù.

L’amore di Dio ha dato l’imput affinché tutto ciò avvenisse. « Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna » (Giovanni 3,16). Dio ci ha amati per prima ed ora in lui siamo una nuova creatura. Ora siamo vivi e nuovi, non ricuciti, non rattoppati. Siamo rinati per lo Spirito Santo e siamo allacciati alla Sorgente dell’Amore. È la stessa linfa spirituale che scorre nella "Vite" che scorre in noi e sgorga in noi e da noi. Se dimoriamo nel suo Amore ed il suo Amore dimora in noi (Giovanni 15) abbiamo il giusto "propellente" per amare Dio, per amare noi stessi, per amare gli altri e….. perdonare gli altri. Perdonare i nostri simili, a volte, ci sembra così difficile, rimettere loro le loro colpe nei nostri riguardi ci sembra quasi impossibile. Eppure non abbiamo bisogno di molto per perdonare gli altri ed essere misericordiosi con i nostri simili perché tutto si svolge in modo naturale. Il seme che Gesù ci ha donato prima o poi germoglierà in noi e porterà frutto e saremo suoi discepoli. Da questo ci riconosceranno che siamo suoi discepoli: « Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri » (Giovanni 13,35). « L’amore perdona, l’amore è paziente, è benevolo, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non ricorda il male ed in ogni cosa procaccia il bene e la pace…… ecc. » (1 Corinti 13,4).

« Quante volte perdonerò mio fratello? » diceva Pietro, « se pecca contro di me? Fino a sette volte? ». E Gesù a lui: « Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette ».

Ora che tutto è compiuto, i precetti antichi non sono più sufficienti. La legalità viene abolita. È un’altra legge che ha il sopravvento e che vince. È la legge dell’amore.

La legge dell’amore non ha vincoli, né vincola alcuno ma tutto viene fatto in modo spontaneo, naturale e volontario. La legge dell’amore non obbliga l’uomo, ma lo libera. Non siamo più schiavi di alcuno, né del peccato, né della legge (le cui prescrizioni non erano e non sono sufficienti a salvarci), né delle tradizioni, né di qualsiasi forma di ipocrisia che è appena l’ombra della verità.

La preghiera del Padre nostro ci insegna a perdonare, a rimettere agli altri i loro debiti poiché l’Iddio misericordioso ha rimesso già i nostri.

Dio ha cancellati i nostri falli e li ha allontanati da lui, disperdendoli nel vento e nel tempo, tanto che non se ne ricorda più.

È necessario che così facciamo anche noi con i nostri simili.

Ricordiamo che di fronte a Dio noi abbiamo ora solo un debito che è quello di amarci (Romani 13,8).

Non siamo avari nell’amore! Non siamo avari nel perdonare! Dio non lo è stato con noi! La Sua Grazia e il suo perdono sono sovrabbondati!

23 febbraio 2011 – Pina Giacalone Teresi

 © 2006-2012 Chiesa Apostolica Pentecostale