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Tavola rotonda - 8 Giugno 2011 - Migranti tra accoglienza e respingimento   


  • Dott. Maurizio Carlo MOLINA - Funzionario della Protezione presso la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Trapani e membro dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

  • Dott.ssa Maria DE VITA – Psicologa – Responsabile del Centro di Seconda Accoglienza di Perino (Marsala) e Presidente del Consorzio SOLIDALIA – Impresa Sociale di Comunità in Trapani.

 

 

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Pina Giacalone Teresi

Il tema della conferenza che mi accingo ad introdurre questo pomeriggio "Migranti tra accoglienza e respingimenti" tratta un argomento che ci tocca tutti profondamente soprattutto per la sua grande valenza umana, ma anche perché la crisi di emigrazione nord-africana potrebbe avere serie ripercussioni almeno secondo il giudizio di alcuni - in merito a ragioni storico-economico-sociali sia in campo nazionale che europeo.

Discuterne servirà senz’altro a chiarirci le idee, a motivare le nostre perplessità, ad individuare possibili responsabilità e ad indirizzarci verso soluzioni consone.

L’emergenza "migrazione" divide l’opinione pubblica, ma soprattutto ci sconvolge nel nostro interiore perché produce in tutti noi conflitti e contraddizioni.

Siamo confusi e invasi da sentimenti contrastanti: di compassione, solidarietà, di accoglienza da una parte; di opposizione, di respingimento e di rifiuto dall’altra.

Da un lato la compassione per questi profughi e per questi clandestini che affrontano il "viaggio della speranza" (tra virgolette in quanto è più che altro il viaggio della disperazione), nel limite dell’impossibile, in barconi fatiscenti che spesso non riescono a raggiungere le nostre coste e che finiscono in fondo al mare con il loro "prezioso" carico di uomini, donne, bambini senza un nome, senza un oggi, senza un domani (saranno forse ricordati solo dal numero di morti).

Infatti, i loro sogni spesso non raggiungono la meta, le loro speranze si spengono là dove sono iniziate o appena approdano sulla nostra terra per essere rispediti alla loro patria.

Delusioni su delusioni, amarezze su amarezze per un popolo che parte già ultimo, già escluso, già rifiutato, per uomini che si aggrappano alla vita e alla ricerca di una dignità che sentono di non possedere, per donne senza un nome e senza un valore, per bambini che hanno visto appena la luce del sole, se mai sono giunti a vederla.

D’altra parte siamo invasi dalla paura dell’altro, dello "straniero" che ci può prevaricare se gli diamo spazio, che può toglierci ciò che abbiamo conquistato con fatica, che può destabilizzare la nostra quotidianità, la nostra sicurezza sociale, la nostra "identità storico-culturale" .

Ed allora eccoci pronti ad ergere "mura" che pensiamo essere di difesa, ma che invece dividono ancora di più, separano, allontanano e non ci permettono di accogliere nel giusto modo colui che viene a noi inerme, debole ed indifeso.

Il Vangelo promulga la fratellanza universale, l’eguaglianza del popoli (Galati 3:28), il rispetto della dignità umana, la solidarietà, l’aiuto reciproco. Ci suggerisce tra l’altro di non aver altro debito verso i nostri simili se non quello dell’amore (Romani 13:8).

Amare significa: accoglienza, solidarietà, compassione, fratellanza.

Il Vangelo si vive a fatti non a parole. È vero, è difficile mettere in pratica l’amore verso il nostro prossimo di cui ci parla Gesù, ma dobbiamo almeno provarci, non possiamo rimanere insensibili e indifferenti davanti a tanta disperazione, a tanto dolore.

Quando pensiamo che Dio è imparziale sbagliamo, perché il Signore è invece "di parte" in quanto si schiera dalla parte dei più deboli, degli emarginati, degli esclusi, degli ultimi.

Le parole del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci sono di sprone:

<< Di fronte alla tragedia dei tanti migranti inghiottiti dal mare, l’indifferenza è un rischio da scongiurare e per questo occorre reagire moralmente e politicamente. >> e ancora continua << chi quotidianamente organizza la partenza dalla Libia, su vecchie imbarcazioni ad alto rischio di naufragio, di folle disperate di uomini, donne, bambini, compie un crimine di fronte al quale la comunità internazionale e innanzitutto l’Unione Europea, non possono restare inerti. Stroncare questo traffico di esseri umani, prevenire nuove, continue partenze per viaggi della morte (ben più che viaggi della speranza) e aprirsi – regolandola – all’accoglienza: è questo il dovere delle nazioni civili e della comunità europea e internazionale, è questo il dovere della democrazia. >>

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