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Anche quest'anno le tre comunità del gruppo ecumenico di Marsala in occasione della

 Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 

si sono incontrate per riflettere insieme sul testo biblico presso la 

Cattedrale di Marsala

 21 Gennaio 2011  

 

Riflessione di Lella Teresi

”ATTI 2,44-45 - “Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune, vendevano le proprietà e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.


Circa 2000 anni fa, i discepoli di Gesù Cristo (donne e uomini), ubbidendo alle parole del Messia risorto, si riuniscono a Gerusalemme e, perseverando concordi nella preghiera (Atti 1,14), attendono la promessa del Padre (Atti 1,4).
Promessa che ha il suo adempimento nel giorno della festa ebraica di Pentecoste con l'effusione della Spirito Santo.
Prima della Pentecoste i seguaci di Gesù risultano essere un gruppo non molto compatto didiscepoli impauriti e confusi. La croce e la morte, e successivamente la resurrezione e l'ascensione al cielo non hanno di certo facilitato le cose.
Ma è proprio dopo la Pentecoste che si assiste ad un notevole cambiamento.
I seguaci di Gesù vengono trasformati in coraggiosi nonché entusiasti messaggeri dell'evangelo. “...Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi e mi sarete testimoni (Atti 1,8)”.
Queste le ultime parole di Gesù prima di separarsi da loro.
E' con questa grande esperienza nel cuore che nasce a Gerusalemme la prima chiesa di fedeli.
Fra loro si chiamano fratelli e sorelle in Cristo e la loro fraternità si traduce, tra lo stupore degli altri, in fatti concreti: stanno insieme, hanno ogni cosa in comune, vendono i propri beni per donarli a quanti ne hanno più bisogno.
Donne e uomini che condividono sopra ogni cosa la fede nel Signore Gesù, la ricerca delle cose di Dio e di conseguenza lo stesso progetto di vita: sono capaci di gravarsi di bisogni, dolori e pesi gli uni degli altri; di gioire insieme e insieme condividere traguardi e benedizioni.
Donne e uomini di pace che, con sinergia, agiscono ed operano in seno alla comunità, che si adoperano per acquisire e perseverare in uno spirito di collaborazione e di servizio per il bene comune (perché nella comunione fraterna, tutti si è chiamati a fare la propria parte, a spogliarsi del vecchio uomo, a dare e a ricevere ogni tipo di bene e ricchezze; e i credenti della chiesa primitiva sanno fare questo e questo ci testimoniano).
Sono uniti, sono in armonia proprio come il corpo è uno e molte sono le membra che lo formano.
Sono credenti che hanno sostituito la mentalità individualista, insita nell'uomo, con quella altruista, e hanno abbandonato la dimensione dell'io per scoprire quella del noi.
E pur non mancando, all'interno della comunità di Gerusalemme, sporadici episodi contrari all'insegnamento di Cristo, questo “sorprendente” gruppo di credenti riesce a rimanere saldo nell'amore fraterno.
“...Amatevi gli uni gli altri...” - ha loro detto Gesù -
Molti biblisti sono concordi nel sostenere che l'autore degli Atti degli Apostoli abbia idealizzato molto le caratteristiche di questa primitiva chiesa e che, con tutta probabilità, abbia narrato un'esperienza vera, indicandola poi come modello di vita per tutte le generazioni cristiane.
Certo è che, una pura e concreta comunione fraterna, è al di sopra delle sole possibilità umane.
Ma le nostre fragilità o la nostra freddezza non possono esonerarci dal cercare di raggiungere l'ideale di ... “un solo cuore e di una sola anima...”.
Anzi, dobbiamo, con consapevolezza e determinazione, sforzarci di raggiungerlo.
Dobbiamo mirare ad un più alto tenore di vita spirituale.
Come figli di Dio, non dobbiamo nutrire la convinzione di non aver bisogno degli altri, nè quella di voler dominare sull'altro.
Dopotutto ogni cristiano è un uomo per gli altri e non un uomo sugli altri.
“Amatevi gli uni gli altri” - è l'invito di Gesù -.
Oggi come allora, impariamo ad amare i nostri fratelli che conosciamo; impariamo ad amare il nostro prossimo che non conosciamo; impariamo ad amare i nostri nemici che ci hanno fatto soffrire.
Se non dovessimo sentirci pronti a fare un'esperienza così forte, ad amarci così incondizionatamente, tanto da essere anche noi testimoni dell'amore in Cristo, ricordiamoci che lo Spirito Santo sovviene alle nostre debolezze e si muove ed agisce là dove noi non possiamo arrivare.
Quanta ricchezza ha messo Dio in ciascuno di noi !
Una ricchezza tanto inestimabile, quanto per nulla nostra.
Una ricchezza da non trattenere, ma condividere insieme per l'edificazione reciproca.
                                                                                                                                                                   Lella Teresi

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