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Genesi 6,9-8,22
La storia del diluvio è un'opera redazionale ben riuscita delle due
fonti J (Javista) e P (Sacerdotale). Il redattore finale ha unito i due
racconti e ne ha fatto una nuova edizione. Il lavoro è talmente perfetto
che uno può leggerlo tutto di fila. Ci sono alcune contraddizioni, dati
diversi, numeri diversi, ma, nell'insieme, il racconto fluisce in
maniera lineare.
Il racconto di un diluvio è diffuso in tutto il
mondo, è presente nelle civiltà più antiche quali quella babilonese;
greca; Indù; cinese; messicana; peruviana; nelle varie leggende degli
indiani d'America e degli abitanti della Groenlandia. Come il racconto
della creazione, anche il racconto del diluvio fa parte dei fondamentali
beni culturali dell'umanità. Dal Vicino Antico Oriente, la tradizione
più vicina a noi è quella proveniente dal racconto poetico contenuto
nella XI tavoletta dell'epopea di Gilgamesh.
Confrontando la narrazione biblica del diluvio con
le narrazioni babilonesi di Gilgamesh, si trovano ben 17 punti di
contatto nella narrazione. Lo schema del racconto è quasi totalmente
identico. Come sempre, invece, è l'interpretazione teologica a variare.
I 17 punti di contatto sono:
1 - la decisione divina di salvare un eroe;
2 - la decisione divina di distruggere l'umanità;
3 - il comando di costruire un'arca per l'eroe;
4 - l'obbedienza nei minimi particolari;
5 - il comando di entrare nell'arca;
6 - l'esecuzione;
7 - la chiusura della porta da parte di Dio;
8 - la descrizione del diluvio, con la stessa
cosmologia alle spalle;
9 - lo sterminio dei viventi su tutta la faccia
della terra:
10 - la fine delle pioggie;
11 - l'arca che si posa sui monti;
12 - l'apertura della finestra;
13 - la missione degli uccelli ( le colombe anche
in Atrahasìs);
14 - l'uscita di Noè con la sua famiglia;
15 - il sacrificio che conclude il periodo del
diluvio;
16 - Dio o gli dei che odorano la soavità del
sacrificio;
17 - alla fine la benedizione dell'eroe che
diventa, nell'autore sacerdotale, l'alleanza con Noè.
Benché le
due tradizioni sono molto affini, si è abbandonata però l'idea di una
diretta dipendenza della tradizione biblica da quella babilonese.
Entrambe le composizioni sono elaborazioni indipendenti di una
tradizione ancora più antica, che a sua volta, forse, proviene dai
Sumeri (G. von Rad).
L'universalità della tradizione circa il un grande
diluvio che distrusse tutto il genere umano ad eccezione di una sola
famiglia, fa parte del patrimoni comune di tutti i popoli sopra
descritti. Tutti questi miti si possono comprendere solo basandosi sulle
supposizioni che un evento simile si sia realmente verificato. Una
credenza universale come questa, non scaturente da un nostro istintivo
principio naturale, deve necessariamente poggiare su di un fatto
storico. Tuttavia la mancanza di prove geologiche che abbiano a provare
un cataclisma così universale ha creato dei dubbi circa l'universalità
stessa del diluvio.
Sull'universalità di tale cataclisma le opinioni
degli studiosi sono discordanti. Ad Ur, città di Abramo, la spedizione
mista dell'University Museum di Pennsylvania e del British Museum,
diretta da G.L. Woolley, trovò nel 1929, presso il fondo delle
collinette di Ur, sotto diversi strati di occupazione da parte
dell'uomo, un vasto strato di argilla alluvionale compatto dello
spessore di m. 2.50, al quale non si trovarono frammisti avanzi dovuti
all'uomo. Tuttavia, sepolte sotto questo strato, si trovarono le rovine
di un'altra città. Woolley affermò che lo spessore di tale sedimento
stava ad indicare un deposito d'acqua di grande profondità e di lunga
durata, tale da non essere dovuto ad un ordinario straripamento dei
fiumi,
bensì ad una inondazione tanto vasta da poter essere solo quella
descritta nel diluvio biblico.
E' vero che questo scavo assieme a pochi altri non
sono sufficienti per trarre delle conclusioni sicure, ma esse hanno
indotto molti archeologi a porre in dubbio un diluvio universale che
abbia ad estendersi al di là di un'area locale. Si discute allora
dell'ipotesi di un diluvio ristretto alla culla della razza umana in
Mesopotamia. G.F. Wright sembra ritenere possibile che il diluvio si sia
limitato alla valle dell'Eufrate, e che tutta la razza umana allora
ristretta a questa area sia stata totalmente distrutta. Del resto sembra
che il testo ebraico non implica necessariamente un diluvio universale.
Da questi brevi accenni deriva una conclusione:
ogni genere di concordismo, qualsiasi concordismo, fra scienza (nel
nostro caso l'archeologia e la geologia) con Gen. 6-8 va escluso. Il
racconto del diluvio che si trova in Gen. 6-8 è stilato a partire da
quel diluvio o da molti altri che l'uomo ha sperimentato come
catastrofe, ed è condensato in quel racconto archetipale, non come
relazione storica del diluvio avvenuto nello strato 8° di Ur, quanto
piuttosto diventa il mezzo espressivo per dire che cos'è l'uomo, che
significato ha l'umanità, che potere ha Dio sull'umanità, perché la
catastrofe, ecc. E' molto importante questo concetto e vuol dire che
qualsiasi genere di concordismo per questi capitoli va escluso.
La storia del diluvio, documenta in modo evidente
la potenza e la libertà di Dio, di far precipitare nel caos il mondo da
lui creato. La Bibbia ci mostra che la condanna di Dio al peccato è
presente fin dalle prime pagine della Bibbia stessa. Il peccato viene
presentato come una realtà sociale. Tutta l'umanità, ormai, si è
lasciata affascinare dal male. Resta solo il piccolo gregge, Noè, che
diventa l'emblema del giusto: giusto isolato, mentre tutto attorno passa
il fiume del male. Dio interviene con un grande giudizio. Il giudizio
avviene con il simbolo fondamentale, il simbolo dell'acqua distruttice,
il simbolo del nulla, il simbolo del caos primordiale, queal caos che il
Sacerdotale aveva descritto già agli inizi parlando del vento impetuoso
che spirava sulle acque primordiali, sull'abisso.
C'è allora il dato storico e c'è la
reinterpretazione.
Yam, il
mare, è il simbolo del nulla e del caos. Ricordo storico e simbolo si
fondano e danno lo stesso risultato. Dio giudica con le sue armi, che
sono armi cosmiche. Giudica col mare.
Il peccato dell'uomo comporta il nulla, e comporta
la salvezza di un seme che ritorna ad essere l'uomo nuovo, l'uomo
giusto, quel seme che costituisce la nuova umanità.
Nell'evento del diluvio Israele ha fatto una
lettura teologica, il racconto è diventato simbolo ed assume nuovi
significati che rivelano sempre meglio il senso stesso del diluvio e del
Dio del diluvio. Si tratta dunque di una eziologia che, in particolare,
deriva dall'esperienza dell'esodo prima, e dell'esilio , poi.
Il racconto del diluvio prende le mosse dalla
decisione di Dio di annientare l'umanità, e termina con la decisione di
non annientarla mai più. Esso è diviso in tre parti: istruzioni circa
l'arca, il diluvio, l'uscita dall'arca.
Dicevo all'inizio che il racconto è la redazione
finale di due racconti J e P fusi insieme. Si riesce bene ad individuare
le due tradizioni che comportano alcune differenze.
- lo
jahvista usa il nome divino Jahvè, mentre il sacerdotale il nome Elohim;
- lo
jahvista parla, per ogni animale puro che viene portato nell'arca, di
sette coppie, mentre per ogni animale impuro di una coppia soltanto, a
differenza del sacerdotale che parla di una coppia perogni animale;
- lo
jahvista parla di una pioggia di 40 giorni come causa del diluvio, il
sacerdotale parla delle acque di sotto e di sopra, che si aprono e
inondano la terra;
- lo
jahvista ha soltanto tempi imprecisati, cifre simboliche di 7 e di 40,
mentre il sacerdotale ha datazioni più precise, con le date della vita
di Noè.
A queste differenze nel racconto finale ci sono
dei doppioni, ma le differenze e le ripetizioni hanno, nel testo che
possediamo, una loro unità. C'è un solo racconto e non più due. In
questo racconto si parla della distruzione dell'umanità; dell'alleanza
che Dio porgerà e del giuramento che farà a Noè.
Significativo nel racconto è il verbo "ricordare"
che è uno dei fondamentali della teologia biblica dell'Antico
Testamento. Quando Dio si ricorda significa che Dio agisce per salvare
il suo popolo.
Dio si ricorda significa che Dio salva e
nell'Antico Testamento Dio si è ricordato di Rachele e della sua
sterilità, di Lot che salva da Sodoma, del suo popolo schiavo in Egitto,
di Noè uomo giusto.
Dal ricordo di Dio parte il grido dell'uomo.
Primo
livello di lettura. Confronto fra i vv di partenza Gn. 6,5-12 e la prima
conclusione Gn. 8,20-22.
Balza facilmente agli occhi la corrispondenza fra
la considerazione della radicalità della malvagità umana come
motivazione che spinge il Signore ad intervenire nel diluvio, e la
considerazione che la malvagità umana non è finita dopo il diluvio. Ma
tra le due postazioni di partenza e di arrivo c'è un cambiamento nel
modo di agire di Dio.
Stupisce il fatto che la stessa motivazione viene
data sia per giustificare il diluvio, sia per giustificare la pazienza
di Dio. La malvagità radicale dell'uomo provoca il diluvio; la malvagità del cuore
umano fin dalla sua giovinezza, dalla sua adolescenza, provoca la
pazienza di Dio. Il Dio che si presenta all'autore e alla tradizione
religiosa biblica è un Dio che rivela tutte e due gli aspetti; un Dio
che in alcuni momenti ha manifestato la punizione (basta pensare
all'esilio o ai vari periodi di pressione al tempo dei giudici), ma è
soprattutto il Dio della pazienza, della misericordia, della
longanimità, secondo quella carta di identità tracciata nel libro
dell'Esodo
Allora, se il male continua anche dopo il diluvio,
vuol dire che Dio ha rinunciato ad intervenire? che non si cura più
dell'uomo?
Dio si riserva d'ora innanzi un modo diverso di
intervenire per richiamare l'uomo alla sua dignità: è la via della
elezione, la via del "resto". Nel cap. 7 vers. 23 si usa il termine
tipico dei profeti per parlare di "resto d'Israele": "Tutti furono
sterminati dalla terra, rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca".
Per gli autori biblici Noè diventa una figura
dello stile di agire di Dio nei confronti di Israele suo popolo scelto
per l'alleanza.
Secondo
livello di lettura di Genesi 6 - 8.
La sequenza narrativa del diluvio è collocata fra
la decisione iniziale di Dio/Jahvé di annientare la sua creazione, e la
decisione finale di non mandare più il diluvio su tutta la terra,
decisione in cui sta l'eziologia della stabilità della natura, dei suoi
cicli, nonostante la violenza e il male dell'uomo.
Non si può parlare di Dio senza paralre dei due
aspetti della sua attività: proposito del diluvio, proposito di
stabilità della creazione, che sono anche i due pilastri di Genesi 1-
11. Da una parte c'è il grande quadro della creazione, dall'altra il
grande racconto del diluvio. Sono i due poli di ogni discorso su Dio,
anche all'infuori del Nuovo e dell'A.T. L'esperienza umana di ogni tempo
non permette di parlare della realtà dell'uomo, senza parlare anche
delle catastrofi che la minacciano. Una realtà senza catastrofi non
sarebbe la realtà che l'uomo sperimenta.
Ma qual è lo specifico biblico per parlare della
relazione tra il Dio della catastrofe, del caos, e il Dio dell'ordine?
Lo specifico biblico viene colto nel confronto tra la pagina del diluvio
e tutto il resto della Bibbia.
Il significato universale del racconto del diluvio
non sta tanto in un ricordo primordiale di un determinato evento nella
notte dei tempi, bensì nella consapevolezza, presente in ogni uomo,
della calamità naturale: il genere umano è in pericolo, è sempre in
pericolo.
L'uomo non sperimenta sempre la chiarezza del
succedersi del male e del bene.
Israele è stato in pericolo in Egitto,
durante l'esodo e anche durante l'esilio.
Anche a proposito del diluvio, dunque, si tratta
di un'eziologia che, in particolre, deriva dall'esperienza
dell'esodo prima, e dell'esilio, poi.
- Il diluvio nella redazione
Jahvista (J) (7,1-5.7.16b.8.9.10.12.17b.22.23;
8,6a.2b.3a.6b.8-12.13b.20)
- Il diluvio nella redazione Sacerdotale (P)
(6,9-22;7,6.11.13-16a.17a.18-21.24;
8,1.2a.3b.4.5.7.13a.15-19)
Possiamo leggere il racconto del diluvio avendo presente il seguente
schema:
Gn.
6,9-12
introduzione
Gn.
6,13-22
preparazione
esecuzione
Gn. 7,1-16
A ordine: esecuz. entrata
Gn.
7,17-24 B
crescita delle acque
Gn.
8,1a
-
Gn.
8,1b-14
B' decrescita delle acque
Gn.
8,15-19
A' ordine: esecuz. uscita
Gn.
8,20-22
conclusione.
Il racconto inizia descrivendo la generazione di
Noè e introduce gli attori,
Noè e i suoi figli. Il versetto 13 alla fine del capitolo 6° presenta i
preparativi, un lungo discorso di Dio a Noè, e l'annotazione finale
della esecuzione, da parte di Noè, di quanto Dio gli aveva comandato.
All'interno della lunga pericope di preparativi - la preparazione - nei
vers. 17-18 si trova un preludio di quanto succederà nei capitoli 7-8 e
9.
Il
preludio.
Come il pianista esperto, l'autore fa sentire le
due note sulle quali si muoverà il racconto seguente. Si tratterà di una
distruzione, del diluvio, e poi di una alleanza che Dio porgerà, di un
patto, di un giuramento che Dio farà con Noè, e sarà quanto la sinfonia
seguente svilupperà. Nei capitoli 7 e 8 sarà sviluppato il tema della
distruzione del diluvio.
Guardando i capp. 7 e 8 si vede che essi sono
costruiti con un quadruplice movimento distinto in ritmo binario. Il
diluvio, infatti, suggerisce questo schema:
- l'ordine e l'esecuzione per l'entrata nei primi
16 versetti;
- la crescita delle acque (Gn. 7,17-24);
- la decrescita delle acque (Gn. 8,1-14);
- l'ordine e l'esecuzione dell'uscita dall'arca
(Gn. 8,15-19);
Al centro il brevissimo versetto 8,1a, con il tema
fondamentale del diluvio che l'autore sintetizza così: "Dio si ricordò
di Noè, di tutte le fiere, di tutti gli animali domestici che erano con
lui nell'arca". E' il
"ricordo" di Dio a fare la separazione al movimento binario di ordine di
entrata e crescita delle acque - decrescita delle acque, ordine di
uscita.
La tecnica del preludio continua. I versetti
centrali della pericope 7,1-16, cioè i vers. 10-12, anticipano lo
svipluppo della pericope seguente: "Dopo sette giorni le acque del
diluvio furono sopra la terra nell'anno 600° della vita di Noè, nel
secondo mese, il 17 del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero
tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si
aprirono. Cadde la pioggia
sulla terra per 40 giorni e per 40 notti".
E' l'anticipo dei versetti 7,17-24.
Lo stesso avviente nella pericope 8,1-14, al cui
centro i versetti 10-11 anticipano la conclusione, l'uscita dall'arca.
"Noè attese altri 7 giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca,
e la colomba tornò a lui sul far della sera. Ecco, essa aveva nel becco
un ramoscello d'ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla
terra". E' il tema che verrà sviluppato nell'ultima pericope dei
versetti 15-19.
Questa è la narrazione finale che noi possediamo,
costruita con molta abilità, perché vengono recuperati tutti i dati
delle tradizioni precedenti, ma, nello stesso tempo, sono rifusi in un
nuovo racconto con nuove visioni teologiche.
6,9-22 Annuncio dell'annientamento: incarico a Noè
7,1-24 Incarico ed esecuzione. Il diluvio
8,1-22 La fine del diluvio.
La drammaticità del racconto del diluvio nasce dal fatto che alla
decisione dell'annientamento dell'umanità si aggiunge quella di
preservare il singolo. Man mano che i peccatori si moltiplicano, si
moltiplica anche il peccato. Tutti i pensieri e i disegni del cuore
dell'uomo erano costantemente rivolti solo al male. Dio decide di
distruggere l'umanità ma nota un residuo, un uomo giusto
che trova grazia agli occhi di Dio che decide di salvarlo.
- 6,9-22 Il racconto comincia con la narrazione della genealogia di
Noè e viene messo in risalto l'integrità del personaggio. L'integrità in
ebraico tamim caratterizza la
fedeltà di Noè verso Dio a differenza dei suoi contemporane. Se l'uomo
sta nel giusto rapporto con Dio, cioè crede, ha fiducia in Dio, è un
"uomo giusto". Dio stipula con Noè un'alleanza che è la meta.
Dio
incarica Noè di costruire un' "Arca". La parola arca traduce il termine
ebraico teba che significa "scatola". Noè ricevuto l'incarico, costruisce il battello col
legno di cipresso e vi spalma del bitume. L'arca è divisa in
scompartimenti e misura m.150 di lunghezza, 25 di larghezza e 15 di
altezza.Quest'arca sarà il mezzo di salvezza per Noè e la sua famiglie e
per gli animali.
-7,1-24 Noè trovò grazia agli occhi di Dio: Dio trovò Noè giusto in
quella generazione.
Essendo terminata la costruzione dell'arca, fu concessa una settimana
per imbaccarsi. Dio stesso ne chiuse la porta e comincia il diluvio.
Dai
vv. 17 a 24 si può leggere della crescita delle acque e gli effetti del
diluvio.
- 8,1-22 Nel capitolo 8° vi sono tre scene: La cessazione del
diluvio, il comando dell'uscita dall'arca e sua esecuzione, benedizione
e alleanza.
Dio
si ricordò di Noè: La fedeltà di Dio nell'adempiere la promessa del Suo
patto è espressa in termini di ricordo del patto. Il ricordarsi di Dio
significa che Egli salva.
L'arca si posò sul monte Ararat. Nel racconto per Ararat non si intende
un dato monte ma una zona più o meno vasta (monti del paese di Ararat).
Appena usciti dall'arca Noè costruì un altare e fece un sacrificio al
Signore suo Dio; in questo modo Noè manifesta il suo riconoscimento al
Signore e si consacra a Lui.
"Il
Signore ne odorò un odor soave" è una formula che si trova anche
nell'epopea di Gilgamesh. Con tale frase si vuole intendere che Dio
accettò benignamente il sacrificio, e il v. 22 assicura all'umanità la
permanente stabilità della terra da parte di Dio.
Conclusione
Il racconto del diluvio si presenta a noi come una
nuova creazione. Al termine del diluvio vengono ripetute le benedizioni
che Dio aveva dato all'uomo al termine della creazione. E' in
particolare il materiale proveniente dalla tradizione sacerdotale a
sottolineare tale collegamento, dapprima in negativo (Gn. 6,12): "Dio
guardò la terra, ed ecco, essa era corrotta", in parallelo al cap. I° al
vers. 31: "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona"
(tob, tob). L'antitesi è palese.
Così pure la creazione, che era nata dalla
separazione dell'abisso da tutto il resto, ora viene fagocitata di nuovo
dall'abisso (Gn. 7,11 parla dell'abisso che si apre e lascia che le
acque invadano la terra).
Poi il raffronto con la creazione in positivo.
Nel cap. 8° vers. 1, si ricorda come il vento, lo
Spirito di Dio (ruah) a soffiare sulla nuova creazione. "Dio fece
passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono", corrisponde a
quel vento trovato in Gn. 1.
Detto tutto questo, mi avvio alla conclusione del
discorso sul diluvio, soffermandomi brevemente sulla rilettura teologica
che di esso è esistente nel Nuovo Testamento:
. Una
prima rilettura, che può essere definita escatologica, si trova in Mt.
24,37-44, e nella seconda lettera di Pietro 3,6-7.
Nel discorso escatologico, nella redazione
matteana, la situazione di Noè viene presentata coma analoga a quella
del tempo definito, del tempo della decisione, per invitare alla presa
di coscienza dell'ultimità della decisione. Dice il testo di Matteo:
"Quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno lo sa, neanche gli angeli
del cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. Come fu ai giorni di
Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni
che precedettero il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano mogli e
marito fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla
finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta
del Figlio dell'uomo".
La vita di Noè, la vita del suo tempo, diviene il
simbolo per esprimere la decisione della fede.
. La
seconda è la rilettura battesimale. Si trova nella prima lettera di
Pietro (3,20-21), dove l'acqua del battesimo viene indicata come
l'antitipo delle acque del
diluvio. E' un simbolo che diventerà particolarmente caro a tutta la
patristica.
In questa linea sta una ricca tematica
neotestamentaria, sviluppata anche da Paolo quando, a proposito del
battesimo, parla di nuova creazione. Il diluvio è una nuova creazione.
Anche il battesimo viene definito come nuova creazione. L'acqua che ha
salvato Noè e che ha distrutto il mondo che veniva tipizzato come mondo
del male, ora diventa l'acqua del battesimo che salva il credente e che
distrugge il mondo del male.
Bibliografia
J.A. Soggin.
Introduzione all'A. T.
Paideia
J.A. Soggin. Gen. 1-11 Queriniana
G.
Von Rad. Genesi Paideia
C. Westermann. Genesi Piemme
La Parola del Signore: Introduzione all'A.T. Voce
della Bibbia
La Bibbia di Gerusalemme
G. Ravasi. Genesi 1 -11 Istituto Superiore di
Scienze Religiose
Enciclopedia della Bibbia Elle Di Ci
La Scuola domenicale SIE -FCEI anno C n. 1 luglio
1993 pagg. 67-76
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