Dubbi e incertezze della giovane Miriam dopo
lo sconvolgente annuncio datole dall’arcangelo
Gabriele.
Miriam esce di
corsa dalla casetta, sbattendo con impeto la
porta. Il cuore le batte forte: sembra
esploderle in petto. La fresca brezza del
meriggio estivo le blocca il respiro. Non sa che
fare. Si guarda attorno sconsolata. Le sue
compagne di gioco sono ancora attorno al pozzo e
le loro allegre risate la infastidiscono. Non ha
voglia di vederle, né di stare a sentirle. Vuole
solo andare via. Fuggire lontano. Mettere
spazio, tanto spazio, tra lei e quanto è
accaduto in quella stanza.
Vuole spingersi
verso la collinetta, fino al luogo dove si erge
il muretto di pietre nude, che a volte serve di
recinto e di riparo a qualche piccolo gregge e
dove spesso si rifugia, quando desidera restare
sola con se stessa. Ma, come muoversi se le
gambe non la reggono, se il fiato le si smorza
in gola?
Con fatica
raggiunge il luogo desiderato cercando di non
farsi notare dalle amiche: ormai non ha più
niente da spartire con loro! E poi, non vuole
vedere nessuno. Non vuole parlare con nessuno.
Si butta a terra,
in posizione fetale, disperata: il capo
racchiuso in grembo. Una frescura trasuda dal
terreno umidiccio: le provoca un brivido di
freddo, che le attraversa la schiena, le gambe,
le braccia.
Il calore
provato, prima, quando la figura angelica le si
era visualizzata nella stanzetta e le aveva
parlato, ora si tramuta in tremiti, in singulti,
in singhiozzi. Le lacrime le scendono copiose,
forti. Piange senza ritegno. Forte.
Perché tutto
questo è capitato a me, proprio a me?
È una domanda a
cui non riesce a dare risposta e che si pone
solo ora. Prima, non si era posta nemmeno
un dubbio. Era lì serena, tranquilla, attenta,
sicura. Solo un calore, che le scendeva dalla
testa ai piedi e che poi le saliva fino alla
gote e l’aveva fatta arrossire…… balbettare. E……
poi quelle parole, ferme, di accettazione quasi
gioiosa, di accoglienza più che serena, le erano
sgorgate in bocca così senza nemmeno pensate!
Non poteva essere stata lei a parlare, a dire
sì, a sentirsi onorata per quell’annuncio. Un
annuncio che ora le si parava davanti in tutta
la sua grandezza. Enorme per una ragazzina,
quasi….. una bambina ancora.
Ed ora, come
affrontare una situazione del genere? Sono stata
pazza, pazza! Come dirlo ai miei? Cosa dire,
poi? E Giuseppe? Come dirlo a Giuseppe? Cosa mai
penserà di me? Lui, un uomo così integro, sano,
giusto! Cosa andrà a pensare della sua Miriam?
Mi condurrà davanti agli anziani e, davanti a
tutti, mi riverserà tutto il suo sdegno, tutto
il suo odio. E tutti lì, pronti, a guardare con
disprezzo e a dire: la piccola Miriam incinta?
Anche lei una svergognata come tante! Che ne
sarà di me? Derisa, calpestata e coperta dalle
pietre lanciate da ciascun membro della
comunità. A morte la peccatrice di Nazareth,
diranno! E lì, tutti a gridare il mio nome:
Miriam,
Miriam! Lo sento già nelle mie orecchie, il mio
nome. Miriam, Miriam. Forse è mia madre che mi
sta chiamando. No! Forse è il vento, come quel
soffio che ho sentito attorno a me nella
cameretta, poco fa.
<< Miriam,
Miriam, dolce Miriam tu sei beata! >> Ancora
quella voce, quasi un dolce suono, una musica
che le penetra dentro, che la risolleva!
<< Beata, beata!
Non maledetta! >> Miriam non fare la vittima,
si impone la ragazza!
<< Non hai nulla
da temere >> le aveva detto l’angelo.
Nulla da temere,
si
ripete Miriam: << Non temere Miriam, beata fra
le donne! >>
Come un soffio,
come una leggera brezza le parole risuonano
sulla collinetta, formano un vortice caldo
intorno a Miriam. << Non temere Miriam, Miriam
la beata, Miriam la prescelta! >>
La ragazza
respira profondamente, racchiude le parole
pronunciate nello scrigno del suo cuore. Il
respiro le è ritornato normale, ritmato
dolcemente dai suoi battiti. Sollevata,
risollevata, si rialza. Ora non è più la
ragazzina di Nazareth debole e fragile, ma
Miriam, la forte, la passionaria, la madre!
Un amore grande,
intenso, immenso ormai l’ha presa, l’ha
coinvolta per sempre.
Niente ormai
potrà più smuoverla dalla decisione presa in
quella stanza. Il timore è stato solo di un
momento, la paura solo di un istante.
Affrontare la sua
nuova vita, segnata e disegnata da una volontà
più grande di lei, dalla Volontà più alta, sente
che può, perché è……..amata, amata grandemente.
Un amore che
ricambia con tutta se stessa, con forza, con
ardore, con passione.
Dio l’ha chiamata
per nome, l’ha dichiarata beata, l’ha attratta a
sé.
Come resistergli
e non seguirlo?
La sua, forse,
sarà una strada impegnativa, un percorso
doloroso, ma, come non intraprenderlo, se
quest’Amore le dà sicurezza, la rende pronta a
superare qualsiasi barriera, a scalare qualsiasi
montagna? Come non provare?
<< Avanti,
Miriam, non temere beata fra le donne! >>, si
dice con enfasi: << Dio è il tuo scudo e la tua
forza: ti sorreggerà sempre! >>