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L'uomo da sempre e in tutti
i paesi, ha manifestato interesse per il proprio passato. Molti studiosi
oggi ritengono che attraverso lo studio del passato si possa comprendere
meglio il presente.
La ricostruzione storica degli eventi dipende principalmente dalla
disponibilità di documenti e testimonianze scritte. L'archeologia spesso
viene in aiuto alla storia fornendo reperti che completano e confermano
le testimonianze fornite dai documenti cartacei. I documenti storici ci
tramandano informazioni e notizie solamente delle civiltà che hanno
sviluppato una scrittura e una letteratura e, benché alcune letterature,
come quella greca per esempio, ci informa anche suoi popoli barbari
vicini, è da dire che la maggior fonte di informazione su popoli meno
civilizzati che non hanno sviluppato una scrittura, ci viene
dall'archeologia.
L'origine dell'archeologia risale a circa 2.500 anni fa quando
Nabonedo, l'ultimo re di Babilonia che regnò dal 556 al 539 a.C. compì
scavi nel tempio di Shamath a Sippur nel tentativo di scoprire chi lo
aveva costruito. Sua figlia, Ennigaldi-Nanna che fu una collezionista di
antichità, espose la sua collezione in quello che possiamo definire il
primo museo del mondo, nella città di Ur, in prossimità dell'Eufrate.
Tucidide, storico greco vissuto dal 460 al 395 a. C. c.a., racconta
nei suoi scritti dello scavo di antiche tombe compiuto dagli Ateniesi
nell'isola di Delo, nel mare Egeo, e dallo studio dei manoscritti ivi
rinvenuti.
L'archeologia è la scienza che studia reperti e le testimonianze
giunte sino a noi dal passato, con lo scopo di ricostruire usi, costumi
ed eventi del passato, nel modo più completo.
Possiamo definire l'archeologia (archeo+logia) quella scienza o
disciplina che studia la formazione e lo sviluppo delle civiltà passate
dell'uomo, ovvero, studio dell'antichità, al fine di ricostruire le
civiltà attraverso la testimonianza della cultura materiale quali le
arti figurate, monumenti, oggetti, iscrizioni recuperate attraverso le
procedure di scavo. Tuttavia essa non si limita allo scavo, che è solo
il più noto fra i molti aspetti di questa scienza, ma si occupa anche
della datazione e della classificazione dei manufatti,
dell'individuazione dei luoghi, ecc.
Secondo una definizione più recente possiamo aggiungere che
l'archeologia è la scienza che studia testimonianze storiche di culture
e civiltà, nonché di insediamenti e giacimenti, terrestri e subacquei,
conosciuti o conoscibile prevalentemente attraverso la scoperta di resti
materiali.
Tra le grandi suddivisioni dell'archeologia in senso geografico,
dobbiamo annoverare l'archeologia classica, che studia le civiltà dei
popoli del Mediterraneo in particolare del mondo greco romano dalle
origini fino al medioevo, l'archeologia del Vicino Oriente relativa alle
civiltà dell'Asia Anteriore antica dall'Anatolia fino all'Iran,
l'archeologia del Medio ed Estremo Oriente interessate le antiche
civiltà dall'Iran al Pacifico e le culture delle steppe russe e
siberiane, l'archeologia pre-colombiana che studia i resti dei grandi
imperi dell'America centromeridionale e delle civiltà a questi imperi
contigui, l'archeologia preistorica o paletnologia, l'archeologia
subacquea che si occupa dei resti archeologici, soprattutto impianti
portuali, che sono stati sommersi dalle acque, nonché del recupero di
navi naufragate e dei loro carichi. L'archeologia subacquea porta alla
conoscenza dei commerci e delle tecnche navali degli antichi e si
distingue da quella terrestre per i differenti metodi di ricerca e di
scavo. Sono stati rilevati insediamenti palafitticoli nei laghi europei,
i porti fenici di Tiro e Sidone. Limitati sono sinora i recuperi di navi
antiche tra cui si ricorda alcune navi vichinghe, due navi di Calligola
e, nella zona delle isole dello Stagnone in Sicilia Occidentale, il
recupero della nave punica, considerata il più antico esemplare di nave
da guerra recuperato, custodito attualmente nel museo di Marsala.
Specialità con proprie tradizioni di studio risalenti alle prime
manifestazioni settecentesche della ricerca archeologica sono:
l'archeologia cristiana, che consiste di solito nello studio dei
monumenti cristiani dalle origini sino ai primi secoli del Medioevo,
l'etruscologia, l'egittologia, l'assiriologia, e la papirologia, che
vanno tuttavia considerate come discipline non esclusivamente
archeologiche.
Ramo dell'archeologia orientale è l'archeologia biblica, che si
prefigge una migliore comprensione dei testi scritturali, i cui limiti
cronologici vanno dall'età dei patriarchi (sec. XVIII a. C.) al sec. I
d.C., in un'area geografica comprendente la Palestina e le zone
medio-orientali con essa strettamente collegate.
L'archeologia biblica identifica le località bibliche, ricostruisce
l'ambiente in cui vissero i personaggi biblici, conferma particolari
mediante il riscontro di un personaggio o episodio biblico in documenti
storici di altri popoli orientali, fornisce collegamenti con documenti
letterari e archeologici di questi popoli. Caratteristica
dell'archeologia biblica è lo scavo del "khirbet" (basso cumulo) e del
"tell" (collina), che nascondono gli antichi insediamenti in strati
sovrapposti corrispondenti alle varie epoche. Pioniere dell'archeologia
biblica fu il geografo E. Robinson che nel 1838 identificò molte
località bibliche. Aprirono l'epoca degli scavi F. de Sauley (dal 1850
al 1863) e C. Clermont-Ganneau; nel 1867 Ch. Warren fece il primo scavo
scientifico sotto le mura di Gerusalemme: Nel 1865 fu fondata la
Palestine Exploration Fund, che compose la prima carta topografica della
Palestina, e nel 1870 la America Palestine Exploration.
I primi risultati in campo strettamente archeologico si debbono a Flindes Petrie (dal 1890) che, sulla base del
metodo stratigrafico, si servì della ceramica per tentare una cronologia palestinese. Nel 1892 fu fondata l'Ecole
Biblique e nel 1898 la Deutsche Orientgesellschaft. Dopo la prima guerra mondiale fu creato un Departement of
Antiquities; tra il 1918 e il 1938 si ebbe il periodo d'oro dell'archeologia biblica. Iniziò i lavori anche la America
School of Oriental Reserch; W. F. Albright fissò definitivamente la
cronologia palestinese. La scuola archeologica formatasi attorno a questo archeologo è particolarmente propensa a
vedere corrispondenze tra i testi biblici e i reperti archeologici; quella germanica; capeggiata da A. Alt e da M. Noth,
è invece molto più cauta e, dal punto di vista scientifico, con ragione, anche se le è stata spesso rimproverata
un'esagerata prudenza. In ogni caso l'archeologia biblica, come le sue consorelle, lavora con metodi scientifici e non
si propone fini apologetici di sorta, per cui sarebbe ingiusto sospettarla di mancanza di senso critico.
Per condurre le sue indagini l'archeologia contemporanea si avvale di numerose altre discipline diacroniche a
volte assai minute come la filologia ( per la conoscenza delle fonti), l'epigrafia, la topografia, la numismatica, le
antichità (nel senso specifico di studio degli usi e dei costumi pubblici e privati).
L'archeologia si avvale delle scienze chimiche, fisiche e naturali anche per altre ricerche. L'analisi della
composizione chimica dei materiali può spesso chiarire l'origine geografica di un reperto.
Si vanno sempre più affermando tecniche di analisi basate sulla spettroscopia di emissione e sull'attività
neutronica. Le analisi polliniche e dei leghi fossile e subfossile, nonché delle ossa degli animali, indicano al flora
e la fauna del periodo nonché il suo clima e sono perciò utilizzabili nel campo preistorico e della paleoecologia.
Sino al secolo scorso e inizi di questo, la figura chiave in questa disciplina era quella dell'archeologo che
era un factotum, uomo di ampie conoscenze. Oggi invece si va sempre più affermando la necessità del lavoro di équipe,
ove, accanto agli archeologi interessati ai singoli aspetti della cultura antica, operano gli specialisti delle
discipline storiche e filologiche, nonché fisici, chimici, fotografi, informatici.
Quanto agli aspetti tecnici del momento acquisitivo e conservativo, che si sono fortemente sviluppati in seguito
al generale progresso dei metodi di scavo e di restauro, della ricerca aerofotografica, elettromagnetica e
paleonaturalistica e alle crescenti applicazioni dell'informatica all'archeologia.
Per individuare resti archeologici senza effettuare scavi il sistema oggi più largamente usato è quello della
fotografia aerea o aerofotogrammetria e il metodo prende il nome di prospezione archeologica. In particolari condizioni
di stagione, di umidità del suolo, di stato delle colture, risultano evidenti nella fotografia sia l'andamento delle
murature antiche (sopra le quali la vegetazione è di solito più rada e il terreno assume tonalità diverse) sia le
cavità, come per esempio fossati preistorici (dove la vegetazione cresce
più rigogliosa) All'esame stereoscopico di più fotografie aeree della stessa zona si collegano più dati desunti da
altre fonti (notizie storiche, saggi di scavi) per giungere alla restituzione aerofotogrammetrica della zona.
Altro metodo impiegato è quello delle prospezioni magnetiche basate sulla misurazione, generalmente mediante
magnetometri a protoni, dell'intensità del campo magnetico del terreno, la quale può variare quando nel suolo sono
sepolti resti antichi.
Al limite tra prospezione e svaco sono le prospezioni stratigrafiche, che consistono nell'eseguire fori
nel terreno a mezzo di apposite sonde a rotazione, che individuano i materiali archeologici sepolti nei diversi strati.
Recentemente sono state usate delle sonde a circolazione di acqua compressa che fa risalire in superficie i frammenti
antichi. Infine si ricorda una sonda fotografica, il cosidetto "occhio di Minosse", che permette di
fotografare l'interno delle tombe a camera.
Per la datazione dei reperti archeologici, in aggiunta ai metodi tradizionali, basati o sul confronto
dell'oggetto da datare con altri già noti, si sono usati nuovi sistemi di datazione. I più noti sono quello del
carboni 14 (C14) che si è rivelato soprattutto importate, nonostante i possibili errori, per la datazione di materiali
preistorico fino a 50-70.000 anni or sono, e il metodo della termoluminescenza per la datazione della ceramica
Dal punto di vista storico si ha notizia dei rinvenimenti effettuati volontariamente a scopo collezionistico,
come quelli effettuati in scavi di saccheggio nelle necropoli di Corinto da parte di coloni inviati da Cesare, che
intendeva in questo modo arricchire le raccolte arecheologiche e artistiche romane.
Dopo il crollo dell'Impero Romano nel V secolo d.C. e fino al Medioevo, lo studio del passato conobbe un lungo
periodo di eclissi in cui si tramandavano notizie solo di eventi vicini nel tempo e la maggior parte di conoscenze
storiche, riguardanti eventi remoti, si basavano essenzialmente sulle scritture bibliche.
In questo periodo non ci fu alcuno interesse per la ricerca di manufatti relativi al passato, anzi è da dire
che la paura superstiziosa degli oggetti nascosti nella terra, farà sistematicamente distruggere ogni reperto
archeologico accidentalmente rinvenuto. Fu durante il Rinascimento che l'interesse per l'antico, suscitato da
letterati, poeti e artisti, spinse architetti, pittori, scultori, antiquari e persino semplici uomini di cultura alla
ricerca di resti archeologici, statue, epigrafi e monete che vennero disegnati, recuperati e sistemati in collezioni.
Dal XVI secolo in poi, molti studiosi si dedicarono allo studio delle rovine romane in Italia. Agli inizi del
1700 gli scavi compiuti ad Ercolano e Pompei, sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 72 d.C. portarono alla luce
moltissimi interessanti reperti.
A metà 700, l'archeologia diventerà scienza di avanguadia grazie al contributo di J.J. Winchelmann, che
elaborerà la teoria del neoclassicismo destinata ad avere tanta parte nelle vicende rivoluzionarie di fine secolo: il
movimento, indirizzato ora per la prima volta verso l'antica Grecia, appare favorito dalle scoperte della città di
Pompei ed Ercolano appena menzionate, dalla ripresa degli scavi a Roma e soprattutto dalle prime esplorazioni di
viaggiatori in Grecia. In epoca napoleonica, l'antico filone dell'antiquaria, irrobustito dalla speculazione
neoclassica, costituisce i germi dell'archeologia filologica.
Napoleone
Bonaparte con la sua campagna militare del 1798, conclusasi con la battaglia del Nilo, ebbe il grande merito di aver
portato in Egitto insieme ai soldati una squadra di storici, artisti e linguisti che furono incaricati di osservare,
registrare, catalogare e interpretare monumenti e manufatti. Grazie a questa squadra di esperti, Napoleone riportò
all'attenzione del mondo occidentale la più grande civiltà del passato:l'antico Egitto. La scoperta più sensazionale
avvenuta nel 1799 fu il ritrovamento della Stele di Rosetta, una lastra di pietra di Basalto con su inciso un decreto
del re Tolomaco V, datata 196 a.C.. Il testo scritto in greco e egiziano la cui traduzione permise nel 1924 di
decifrare e comprendere il sistema di scrittura geroglifico degli egizi. Scritta in tre lingue, due diverse forme di
egiziano antico e in greco, la Stele risultò per gli studiosi uno strumento prezioso. Subito dopo tale scoperta
l'orizzonte di interesse degli archeologi si estese anche nel Vicino Oriente, Babilonia e Israele, dando inizio allo
studio dell'archeologia orientale.
Caratteristica di questo periodo è la ricerca delle antichità preistoriche e preclassiche. In questo ambito di
studi trova la prima e necessaria applicazione il metodo di scavo razionale e scientifico basato sulla successione
delle ere geologiche.
La speculazione filologica viene ora affiancata dall'analisi tecnica dell'evoluzione del nudo o tipologico
-stilistico, che tende a raggruppare i prodotti artistici secondo tipi accertati filologicamente. In questo periodo si
elaborò il sistema delle età della pietra, furono coniati i termini di Paleolitico, o prima età della pietra, e
Neolitic, o età della pietra nuova, e la suddivisione delle età del bronzo e del ferro.
Ad inaugurare le esplorazioni a Babilonia e Ninive, fu Claudius James Rich, diplomatico inglese residente a
Bagdad che mise insieme la prima collezione di sigilli e iscrizioni assire e babilonesi.
Nella Bibbia la storia della Palestina non ci viene narrata in modo sistematico e di facile lettura. Molte volte
il testo è ricco di particolari, altre volte vago e impreciso e altre volte ancora perfino contraddittorio.
L'archeologia applicata alla Bibbia si è rivelata uno strumento di grande importanza per lo studio del testo sacro.
A differenza della civiltà Greca e Egiziana che lasciarono monumenti maestosi e imponenti, quali i Templi di
Agrigento, il Partenone ad Atene, o le piramidi in Egitto, nella Palestina la maggior parte di materiale è invece
sepolto nel sottosuolo.
Nel 1839 E. Robinson ed Eli Smith studiosi americani, intrapresero il primo studio ad orientamento biblico.
Robinson studiando i luoghi di Israele riuscì ad identificare molte città
nominate nella Bibbia, mentre nel 1890 Sir William M. Flinder Petrie gettò le basi della modena archeologia. Dopo
alcuni scavi fatti a Gerico, l'interesse dell'archeologia si concentrò su Gerusalemme. Tra il 1867 e il 1870 Chaler
Warren rintracciò le fondamenta della mura del Tempio distrutto nel 70 d.C. dalle armate romane di Tito e Vespasiano.
Warren scavando in profondità scoprì
che la fisionomia della città era cambiata nel corso dei diciannove secoli.
La morfologia del paesaggio mediorientale è caratterizzato dalla presenza di collinette chiamate tell.Queste
collinette sono state considerate per molto tempo delle formazioni geografiche naturali, ma Sir
W. Petrie scoprì che queste erano delle collinette artificiali, costruite dall'uomo e che contengono resti e
testimonianze preziose del passato. Egli dimostrò che i tell non erano altro che i resti di antiche città e villaggi
costruite sulle rovine di insediamenti precedenti.
Petrie ha il merito di aver stabilito due principi dell'odierna archeologia, che consentono la datazione dei
siti e dei ritrovamenti: il metodo "stratigrafico" e la "tipologia delle ceramiche".
Un progetto che durò quattordici
anni fu la ricerca della città-fortezza di Meghiddo e della città di
Gerico famosa per il crollo delle mura raccontato nel libro di Giosuè.
Per quanto riguarda l'età dell'uomo, sino a circa 200 anni fa, la versione della creazione dell'uomo raccontata
nel Vecchio Testamento era universalmente accettata e indiscussa. l'arcivescolo di Armagh (Irlanda) James Ussher, nel
1650 fissò, in base ad alcuni calcoli basati sulla Bibbia, la data della creazione dell'uomo intorno al 4004 a.C. cioè
circa seimila anni fa. Questa data è ancora oggi sostenuta da parte di alcuni cristiani. Date le conoscenze dell'epoca
tale data fu ritenuta attendibile, ma con l'accrescersi delle scoperte geologiche, paleontologiche e della conoscenza
in genere, tale datazione cominciò ad essere discussa e apparve sempre meno in linea con una lettura letterale degli
eventi raccontati nei primi capitoli del libro della Genesi. Ora è da
dire che la Bibbia non è un libro scientifico da cui poter ricavare dati
tecnici sulla creazione dell'uomo e del mondo. I primi capitoli della Bibbia non vogliono
raccontare come letteralemte sono andate le cose, ma lo scrittore ispirato
da Dio non fa altro che sviluppare una teologia della creazione, attingendo anche a fonti extrabibliche.
Un aiuto nella comprensione del testo biblico è venuto proprio dall'archeologia, che, con la scoperta delle
tavolette di terracotta contenente il racconto dell'epopea babilonese di Gilgamesh , e il racconto babilonese
di "Enuma Elish", hanno fatto capire meglio il racconto della Genesi. Inoltre, la data della creazione
dell'uomo fissata da Ussher a seimila anni fa, è stata confutata dall'archeologia con gli scavi di Gerico i quali
hanno stabilito tale città la più antica del mondo, la cui datazione viene fissata intorno all'anno 9000 -
8000 a.C.
E'
da dire però, che, quando ricorriamo all'archeologica per comprendere meglio la Bibbia, dobbiamo procedere con
cautela. I biblisti e gli esegeti hanno discusso moltissimo intorno a come si è formata la Bibbia e a
come i vari libri sono giunti sino a noi nella loro forma attuale. Dalla scoperta di altri libri e scritti
avvenuta in Egitto, Babilonia e presso altri popoli, essi hanno potuto
capire molto sulla trasmissione del testo sacro.
Gli
scritti più antichi che riguardano il Vecchio Testamento furono trovati per caso nel 1947 da un giovane pastore
beduino nelle grotte di Qumran presso il mar morto, in delle giare che contenevano i rotoli di una biblioteca
attribuita agli Esseni. Tali rotoli datati tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. contengono tutti i libri del Vecchi
Testamento ad esclusione di quello di Ester. Questi libri, come si può facilmente intuire, sono le copie di testi
scritti secoli prima e tramandati attraverso la scuola dei copisti.
Le scoperte più eclatanti e più ricche di informazioni che l'archeologia ha effettuato in Medioriente
sono i documenti scritti che testimoniano delle diverse civiltà del passato. Ovviamente tutte le forme di
scrittura, siano esse su papiro o pergamene, sia scritte su tavolette o scritte sulle pareti di tombe, monumenti o
abitazioni, pongono agli archeologi e ai linguisti il problema dell'interpretazione. Questi documenti riportano nomi di
re, personaggi, luoghi, parlano di guerre, invasioni, carestie, descrivono costumi e comportamenti sociali.
In
questo caso, compito principale dell'archeologia biblica è quello di confrontare i dati scritti con tutte le
informazioni date dalla Bibbia e mostrarci come fosse il mondo biblico.
Sembra che la prima lingua messa per iscritto sia stata quella sumerica. Subito dopo fu la volta di quella
accadita o semitica per indicare l'assiro e il babilonese.
Queste
lingue erano scritte con caratteri cuneiformi così come anche altre lingue semitiche occidentali in Siria e Palestina.
Concludiamo questa sezione che ci ha condotti idealmente lungo le
coordinate dell'archeologia e nella presentazione di tale scienza.
Dopo che lo scavo è concluso e i reperti sono stati fotografati, identificati e catalogati, dopo una
comparazione con altri documenti e reperti, dopo che tutti gli specialisti interessati hanno preparato i loro rapporti,
il direttore degli scavi presenta in delle pubblicazioni un resoconto
finale del lavoro fatto. Poiché la pubblicazione della scoperte comporta molto tempo, a volte passano molti anni tra
la scoperta e la pubblicazione definitiva su riviste e libri. Nel frattempo può succedere che nuove
scoperte vengano fatte e che portano a modificare certe teorie e certi risultati.
L'archeologia biblica non ha fini apologetici, né di ipercritica nei confronti della Bibbia, essa non è altro
che una scienza che col suo metodo ci aiuta a compendere meglio il testo biblico.
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